© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.
“Chi è maestro da cima a fondo prende sul serio solo le cose che riguardano i suoi allievi, perfino se stesso” Friedrich Wilhelm Nietzsche
Un Maestro è colui che si pone come missione trasmettere valori e conoscenze a degli allievi, emanciparli, farli progredire. Nel farlo, come evidenzia Nietzsche, la sua prima preoccupazione è diventare egli stesso un laboratorio di crescita personale.
Non si diventa Maestri per caso. Lo si diventa per vocazione, per scoperta, per una connessione con qualcosa di superiore.
Lo si fa per tanti motivi. Per poter dare qualcosa. Per avere vissuto le esperienze. Per poterle trasmettere. Per aiutare gli altri, rafforzarli.
Il problema principale di un vero Maestro è creare le condizioni affinché il suo insegnamento sia apprezzato e capito, e non confondersi con un semplice dispenser, una “macchinetta erogatrice di consigli”. Come evidenzia con grande intuito un pensatore discusso – Osho:
“Di fatto, solo gli schiocchi danno consigli e solo gli sciocchi li accettano. Il saggio è molto riluttante nel dare consigli, poiché sa benissimo che il consiglio è l’unica merce al mondo fornita gratuitamente e mai accettata da nessuno” (Osho, Il Coraggio, p. 61)
Quando non siamo ancora pronti per cambiare e qualcuno ci offre un consiglio non richiesto, o un feedback costruttivo, nonostante sia utile, ci sentiamo invasi. Ci sentiamo usurpati nel nostro spazio psicologico (tecnicamente, sentiamo un’invasione del nostro “territorio psicologico”). Esempio: “smetti di fumare”, “smetti di bere”, “fai più ginnastica”, “mangia più verdura” contengono saggezza ma generano fastidio.
“Fossi in te non lascerei il tuo lavoro”, “fossi in te starei lontano da quella persona”, “dovresti lasciare la tua ragazza, non ti merita”, etc… frasi che cozzano contro il nostro libero arbitrio, e pur di non farci calpestare, potremmo persino arrivare a fare il contrario.
Come ha evidenziato Reich, l’essere umano difende la propria personalità, come si difende una fortezza. E si erigono mura alte, per difende “tutto” di sè, la personalità comprende anche i suoi lati malati o disfunzionali. La corazza attorno ad essa, finisce per proteggere anche loro, creando un territorio in cui pochi o a volte nessuno viene fatto entrare.
“Non metterti la minigonna”… e un secondo dopo, l’adolescente in fase di ribellione metterà la minigonna per dimostrare la sua autonomia. “Quei jeans ti stanno male, sono troppo stretti”… e il ragazzo li metterà pensando “se lo dice mio padre che di moda non capisce niente, si vede che vanno benissimo, ora ne ho una conferma in più”.
Questa reattanza (Reactance) è qualcosa con cui ogni genitore fa esperienza, ma è un fenomeno strisciante in ogni relazione di aiuto, nel coaching, nella formazione, o per un istruttore e allenatore nello sport. Vedere un allievo che fa il contrario di quanto dici, non è raro.
La reattanza è una reazione emotiva alla pressione o alla persuasione, che ha come risultato il rafforzare le credenze esistenti o addirittura adottare una credenza contraria al suggerimento ricevuto. Oltre ad essere stata studiata scientificamente[1], è qualcosa che sperimentiamo ogni volta che sentiamo la nostra libertà minacciata.
Un vero Maestro lavora anche contro la reattanza, la conosce, la aggira, a volte prende decisioni impopolari, ma sa che sono giuste in cuor suo.
Un vero Maestro non dice sempre si.
Un vero Maestro cerca l’illuminazione per se stesso perché se non brilla di luce non farà luce a nessuno.
[1] Brehm, J. W. (1966). A theory of psychological reactance. Academic Press.
Brehm, S. S., & Brehm, J. W. (1981). Psychological Reactance: A Theory of Freedom and Control. Academic Press.
Miller, W. R. (2000) Motivational Enhancement Therapy: Description of Counseling Approach. in Boren, J. J. Onken, L. S., & Carroll, K. M. (Eds.) Approaches to Drug Abuse Counseling, National Institute on Drug Abuse, 2000, pp. 89-93.
Silvia, P. J. (2005). Deflecting reactance: The role of similarity in increasing compliance and reducing resistance. Basic and Applied Social Psychology, 27, 277–284.
Miller, C. H., Burgoon, M., Grandpre, J., & Alvaro, E. (2006). Identifying principal risk factors for the initiation of adolescent smoking behaviors: The significance of psychological reactance. Health Communication 19, 241-252.
Dillard, J., & Shen, L. (2005). On the nature of reactance and its role in persuasive health communication. Communication Monographs, 72, 144-168.
Miller, C. H., Lane, L. T., Deatrick, L. M., Young, A. M., & Potts, K. A. (2007). Psychological reactance and promotional health messages: The effects of controlling language, lexical concreteness, and the restoration of freedom. Human Communication Research, 33, 219-240.
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