Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. Goethe, da “1993”

Un grande numero di persone ha cose da dire, da fare o da tentare, e non parla, non fa o non tenta, per paura di fallire, o per vergogna.

È veramente impressionante la spontaneità con cui un bambino piccolissimo (di pochi anni) può saltare su un palco di una fiera o sagra, in mezzo a tante persone, senza aver timore di nulla, a confronto del il bisogno di contegno e di darsi un tono da parte degli adulti compresenti.

Lo stesso bambino, qualche anno dopo, si vergognerebbe come un ladro nel salire sul palco, non ci andrebbe neanche a forza.

Buona parte delle limitazioni sono legate al timore della riprova sociale (non fare qualcosa per timore che gli altri non approvino, del sentirsi derisi o disapprovati) e quando questa prende il sopravvento su tutto, diventa un meccanismo di automutilazione.

Consulenza dopo consulenza, corso dopo corso, lezione dopo lezione, ho preso coscienza di un problema, comune e devastante: è l’inconsapevolezza delle persone sul divario tra le loro risorse attuali (lo stato del momento) e le risorse potenziali (lo stato che può essere raggiunto con un opportuno lavoro allenante e formativo). Alimentare questa coscienza è un obiettivo in sé.

Un fenomeno dominante: troppo spesso si considera una situazione come data, nasce la rassegnazione, le persone si auto-castrano (self-handicapping).

Gap o distanza tra stato attuale e stato potenziale

Come vediamo ogni giorno, le energie totali di cui dispone una persona non equivalgono alle energie accessibili.

Le energie a cui riusciamo ad attingere sono solitamente solo una frazione delle energie totali, come se un motore capace di sviluppare 200 cavalli di potenza riuscisse, per qualche strano motivo, a produrne solo 50.

Ma non solo, il peggio è considerare quei 50 (limite attuale) fissi, inamovibili. Come cambierebbe la vita se riuscissimo a far uscire tutta la potenza nascosta?

Quando osservo una persona, analizzo subito quanta sia la potenza nascosta, e su quella mi baso. E a quella punto.

Il timore della riprova sociale è solo uno dei motivi che tengono a freno i nostri “cavalli”. Tanti altri freni sono attivi, incluso uno stile di pensiero limitativo che tiene conto dello stato attuale e non dello stato potenziale che è a nostra portata con un lavoro allenante serio e continuativo, diretto a ciò che ci piacerebbe essere o diventare, fare o costruire.

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