Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Lo studio e, in generale, la ricerca della verità e della bellezza sono una sfera di attività nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita. Albert Einstein (citato in Michael J. Gelb, Il Genio che c’è in te)

Possiamo ritenere che un bambino appena nato abbia in se ogni risorsa possibile per diventare una persona eccezionale.

Se non lo diventa è colpa in larga parte delle culture, degli acquari esistenziali e comunicativi tossici in cui si cresce, e di come questi possano amputare o ridurre la persona entro i loro schemi.

In passato, ad esempio nelle culture, la riduzione era un fatto fisico.

La testa dei Maya doveva essere oblunga per piacere, e quindi i Maya mettevano e lasciavano per giorni interi i neonati entro una sorta di pressa in cui schiacciare la testa per renderla allungata[1].

E per chi pensi che non viviamo in era Maya, chiediamoci quante ragazze stanno cercando da adolescenti di entrare a forza nel corpo della Barbie, un corpo non  loro, uccidendosi di anoressia. I produttori di Barbie dovrebbero essere incriminati per tutte queste morti, non premiati per le vendite.

Lo strabismo, un carattere della bellezza Maya, veniva creato artificialmente sospendendo una pallina di cera davanti agli occhi dei bambini. Torture culturali di una civiltà che oggi per fortuna condanniamo, consideriamo pedagogicamente cattiva, crudele, odiosa.

Ma chi lo faceva, ai tempi dei Maya, non se ne rendeva conto (forse). Quante idiozie facciamo oggi, nelle famiglie e nelle aziende, senza rendercene conto? Ma sono passati migliaia di anni di evoluzione. Per cosa se non siamo più consapevoli?

E’ il momento buono nella storia della civiltà umana per passare al contrattacco. Riconoscere il potenziale, proibire la sua mutilazione, lavorare per un futuro fantastico, dove ognuno sia libero di esprimersi e si possa veramente esprimere al massimo senza amputazioni culturali.

Non è facile. Quanto afferma Hemingway è vero. Ma non ci deve fermare.

È più facile vivere sotto un regime che combatterlo. Ernest Hemingway,  Per chi suona la campana, 1940

Se hai un minimo di margine di libertà, puoi decidere di impegnarti in una risalita. O se sei già in alto, sfruttare la tua altezza per guardare dove altri non hanno ancora mai guardato, osare, e avanzare ancora.

E se senti di non farcela, un consiglio. Non suicidarti. Combatti.

Le opinioni non possono sopravvivere se uno non ha occasione di combattere per esse. Thomas Mann, La montagna incantata, 1924

Anche oggi le culture torturano e amputano il fisico e il carattere.

Spesso il risultato è che le persone costruiscono una corazza caratteriale anziché diventare creature libere.

Le culture della superproduttività portano in Giappone le persone a lavorare sino allo sfinimento, e in alcuni casi a morire. Per reazione, alcuni giovani decidono di auto-imprigionarsi in casa per anni, pur di non dover confrontarsi con un sistema così competitivo.

Negli Stati Uniti, anche nei migliori college, è in voga la pratica dello skimming dei libri (letteralmente, sfogliarli, buttarci un occhio di qua e di là, anziché leggerli), presupponendo che basti leggere qualche spezzone ogni due o tre pagine, per aver colto il senso.

In molte aree della popolazione cresce il gioco d’azzardo o il tentativo di vincere soldi anziché impegnarsi in qualche progetto costruttivo.

Bruciamo combustibili per scaldare l’acqua e farci una doccia, anche d’estate, con i tetti che scottano.

Viaggiamo su auto piantate a terra, mentre esistono già tutte le tecnologie per un’auto volante che ci porti a lavorare in qualsiasi posto d’Europa entro poche ore per poi tornare a casa, magari una casa su una spiaggia a 1.000 kilometri dal posto di lavoro.

Erodiamo risorse all’atmosfera in continuazione, mentre dovremmo preservare questo sottilissimo strato che ci impedisce di arrostire come polli allo spiedo.

E quante altre bestialità compiamo oggi di cui ci chiederanno conto le future generazioni?

Scoprirle è impegno di tutti, e soprattutto in chi lavora sulla crescita, come i coach, i formatori e i terapeuti, non è più solo piacere ma dovere.

Così come adesso giudichiamo i Maya, siamo sicuri che nessuno ci giudicherà, gusto per citare qualcosa, per i cartoni animati pieni di violenza che mostriamo ai bambini? Per i film del terrore che seminano paranoia e creano devianza mentale, facendo del male ai ragazzi e adolescenti? Per le nostre scuole demotivate, per le università e enti quando diventano pattumiere piene di raccomandati, per come cresciamo le persone e come conduciamo le aziende… e per una enormità di altre cose?

I fiori che resistono ai veleni e all’omologazione culturale, oggi, sono veramente pochi….non credo più nel peccato come ce lo hanno insegnato, il peccato è non vivere. Il peccato è accettare di vivere in un letamaio. Il peccato è credere alle bugie. Daniele Trevisani,

Non possiamo fare a meno di notare il potere coercitivo e di oppressione esercitato dalle culture, soprattutto quando queste prendono forma di religioni totalitarie.

La religione, qualsiasi credo, nel metodo HPM, è un fattore da rispettare, fintanto che essa rispetta te. Non può mai diventare dogma da forzare sulle persone, per cui è necessario riflettere su quanto espone Heinlein:

Tutte le forme di religione organizzata si somigliano dal punto di vista sociale per alcuni aspetti. Ciascuna di esse pretende di essere l’unica custode dell’autentica verità. Ciascuna pretende di pronunciarsi in quanto suprema autorità su tutte le questioni etiche. E ciascuna ha richiesto, preteso, o ordinato allo Stato di sottoscrivere il suo specifico sistema di divieti. Nessuna Chiesa ha mai rinunciato alla rivendicazione di esercitare per diritto divino un controllo assoluto sulla vita morale dei cittadini. Se la Chiesa è troppo debole, ricorre a mezzi indiretti per trasformare il proprio credo e le proprie regole in legge. Robert Anson Heinlein (da A noi vivi)[2]

Quante donne sono state bruciate vive nel medioevo cattolico? Quante?

Lo stesso meccanismo di base viene attribuito alle istituzioni totalitarie anche da Orwell:

Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni. George Orwell (da Letteratura e totalitarismo, in Romanzi e saggi)[3]

Ci tengo a sottolineare il fatto che il controllo sociale, oggi, è decisamente più subdolo di quanto praticato dai regimi che lo fanno apertamente.

È sufficiente far guardare abbastanza tv commerciale ad un ragazzo, riempirlo di spot in cui impari che cosa è giusto e sbagliato dai nuovi educatori pubblicitari, lasciarlo cullare nei programmi che dipingono gli adolescenti o come star, o cantanti, o attori, perennemente impegnati tra un flirt e un’audizione.

La vita di una persona che si impegna per un lavoro onesto, o nello studio, o nella ricerca, dopo decenni di dieta psicologica tossica, sembrerà davvero sprecata, banale e da evitare.

La psicologia positiva deve portare le persone a gestire da sole i parametri e gli standard che utilizza per valutarsi.

Purché non faccia del male a qualche innocente, una vita che devia dallo standard locale culturale non deve diventare sbagliata per forza.

Le bugie raccontateci sul fattore genetico come limite invalicabile, e sulle differenze di ricchezza e risorse come male necessario o accettabile, sono utili più a coprire le lacune dei sistemi educativi, le arretratezze scientifiche e sociali, che a ragionare seriamente sul potenziale dell’uomo.

L’essere umano ha una enorme capacità di crescere ed evolvere, sempre.

Questa potenzialità di crescita travalica ogni età, stato e condizione, e un ambiente formativo adeguato permette di trovare strade e percorsi per farlo.

Anche nel proprio piccolo territorio personale, raggiungere e superare il proprio potenziale è possibile – un potenziale che si trova sempre infinitamente più in alto rispetto al punto di partenza.


[1] Von Hagen, Victor W. (1977), Il Mondo dei Maya. Newton Compton, Roma, p.62.

[2] Robert Anson Heinlein (1907 – 1988), scrittore di fantascienza statunitense. Fonte

[3] Fonte: http://it.wikiquote.org/wiki/George_Orwell

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