© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.
La resilienza emotiva è la capacità di ripresa e di recupero di uno stato emotivo efficace, dopo aver subito un colpo o una sconfitta, o dopo un periodo di vissuto emotivo negativo.
Originariamente la resilienza riguarda un concetto meccanico usato per indicare la capacità di un oggetto di assorbire colpi o energie senza spezzarsi, e riprendere quindi forma.
In termini psicologici viene indicata come capacità di sostenere e riprendersi da avversità, eventi negativi, siano essi stress o catastrofi, ritrovare le forze, rialzarsi, e poi continuare.[1]
La persona che ritrova la forza del riprendere un cammino anche nonostante un fallimento, o la forza di cambiare strada, è comunque maggiormente in grado di ottenere performance nella vita, una capacità collegata al sapersi tirare su, non mollare, non abbandonare, ripartire.
Ognuno di noi sperimenta nella vita eventi negativi e conseguenti emozioni negative. A volte le emozioni negative si manifestano persino in assenza di eventi particolari associati.
La resilienza emotiva è quindi la capacità di far fronte ai vissuti emotivi negativi, elaborarli con qualche strategia, e superarli.
Ogni cultura fornisce all’individuo maggiore o minore resilienza.
La resilienza è anche un tratto culturale e non solo individuale[2]. Quello che conta per noi, tuttavia, non sono le “scusanti culturali”, ma l’incremento di resilienza che ciascuno può produrre su se stesso, lavorando sulle proprie energie e motivazioni.
Dai primi studi di Werner[3] sui pochi bambini che riuscivano a crescere comunque psicologicamente sani anche in ambienti socialmente distruttivi (genitori alcolisti e drogati), sino agli studi più recenti sulla capacità di vivere anche sotto pressione e riprendersi dai colpi della vita (Siebert)[4], emerge con sempre maggiore forza che non è possibile evitare di vivere e chiudersi in una gabbia dorata in modo permanente, e che la forza emotiva vera consiste nel riprendersi dopo un colpo piuttosto che evitarlo a tutti i costi.
Questo tratto è collegato alla fiducia in se stessi o capacità di fidarsi di sé (self-reliance), alla visione di se come persone che possono superare delle prove anche dure e andare avanti.
Come evidenzia Sangalli (2008), commentando Emerson, la fiducia in se produce anche un tipo di comunicazione più autentica, assertiva, sicura:
“il concetto di self-reliance è efficacemente espresso dal nostro autore tramite l’immagine di un gruppo di ragazzi disinvolti che, sicuri di se stessi, fanno e dicono ciò che pensano, non curandosi di assecondare gli altri. Questi ragazzi giudicano liberamente il mondo e le persone che vivono in esso, condannando ciò che trovano sciocco o seccante ed elogiando ciò che ai loro occhi appare interessante e significativo. Quest’immagine illustra chiaramente la tipica combinazione emersoniana di classico (l’idea di una gerarchia in cui i ragazzi occupano un posto d’onore) e romantico (l’esaltazione dell’infanzia e della giovinezza). L’essenza della giustizia e della felicità è che ognuno segua la sua strada: “la fiducia in se stessi è l’essenza dell’eroismo”[5].
La forza emotiva non è da confondere con il concetto di non sentire emozioni. Essa a volte può manifestarsi in freddezza (la freddezza di un pugile che sale sul ring tranquillo), a volte in calore (entusiasmarsi per un risultato), ma sempre e comunque riguarda la capacità di riprendersi.
Quello che conta per chi si occupa di coaching, di formazione, sviluppo personale o organizzativo, è la possibilità concreta di aumentare la resilienza delle persone e renderle più forti e capaci di affrontare la vita e le sue avversità.
Gli studi sperimentali, ad esempio quelli condotti da Steinhardt e Dolbier[6], evidenziano che un programma di intervento sulla resilienza e la capacità di far fronte alle avversità (2 incontri settimanali per 4 settimane, nello studio, per un totale di 8 incontri di training/coaching), riuscivano ad avere effetti assolutamente significativi.
Le analisi hanno indicato che il gruppo sperimentale che aveva partecipato al training aveva punteggi significativamente superiori in termini di resilienza, di strategie di adattamento. Aveva maggiore capacità di problem solving, minore tendenza alla fuga dai problemi (minore evitazione), e inoltre punteggi superiori su fattori protettivi quali auto-effettività positiva (volersi bene), autostima, e self-leadership (capacità di condurre e dirigere la propria vita).
I soggetti presentavano inoltre punteggi più bassi sulle sintomatologie negative: sintomi depressivi, affettività negativa, stress percepito.
Se tutto questo è possibile, è davvero indispensabile agire. Star male se si può tentare di star bene è un peccato gravissimo. E stare al di sotto del proprio potenziale, è un altro grave peccato.
È obbligo per chiunque (soprattutto per chi occupa posizioni di potere) stimolare questo tipo di programmi già nelle scuole, nelle organizzazioni, dare vita a programmi di coaching e training in grado di generare questi risultati, e non ultimo di avviare la formazione di coach veramente professionali.
La scelta di aumentare la propria resilienza non è solo una questione tecnica, ma è una scelta esistenziale e morale.
Riguarda la libertà di scegliere come lottare nella vita, in quali ring combattere o meno, essere se stessi fino in fondo, emanciparsi.
In uno dei dialoghi più intensi del film “Matrix Revolutions” di Andy Wachowski questo tratto è ben evidente:
– Smith: Perché Signor Anderson? Perché? Perché? Perché lo fa? Perché si rialza? Perché continua a battersi?
Pensa davvero di lottare per qualcosa a parte la sua sopravvivenza?
Sa dirmi di che si tratta, ammesso che ne abbia conoscenza? È la libertà? È la verità? O magari la pace… Ma mi dica che non è l’amore!
Illusioni Signor Anderson, capricci della percezione, temporanei costrutti del debole intelletto umano, che cerca disperatamente di giustificare un’esistenza priva del minimo significato e scopo!
Ogni costrutto è artificiale quanto Matrix stessa! Anche se ormai devo dire che solo la mente umana poteva inventare una scialba illusione come l’amore! Ormai dovrebbe aver capito Signor Anderson, a quest’ora le sarà chiaro, lei non vincerà, combattere è inutile.
Perché Signor Anderson? Perché? Perché persiste?
– Neo: Perché così ho scelto.
Dal film: “Matrix Revolutions” di Andy Wachowski
Personaggi coinvolti: Neo (Keanu Reeves), Agente Smith (Hugo Weaving)
[1] Tra gli studi, vedi gli studi pionieristici di Garmezy, e successivi. In particolare:
Garmezy, N. (1973). “Competence and adaptation in adult schizophrenic patients and children at risk”, pp. 163–204 in Dean, S. R. (Ed.), Schizophrenia: The first ten Dean Award Lectures. NY: MSS Information Corp.
Masten, A. S. (2009). “Ordinary Magic: Lessons from research on resilience in human development”. Education Canada 49 (3): 28–32.
Tugade, M. M.; Fredrickson, B. L.; Barrett, L. F. (2004). “Psychological resilience and positive emotional granularity: Examining the benefits of positive emotions on coping and health”. Journal of Personality 72 (6): 1161–1190.
[2] Clauss-Ehlers, Caroline S. (2008). Sociocultural Factors, Resilience, and Coping: Support for a Culturally Sensitive Measure of Resilience. In: Journal of Applied Developmental Psychology, v29 n3 p197-212 May-Jun 2008.
[3] Werner, E. E. & Smith, R. S. (1982). Vulnerable but invincible: A study of resilient children. New York: McGraw-Hill. Werner, E. E. (1995). Resilience in development. Current Directions in Psychological Science, 4, 81-85.
[4] Siebert, Al (2005) The Resiliency Advantage: Master Change, Thrive under Pressure, and Bounce Back from Setbacks. Berrett-Koehler Publishers, Inc.
[5] Sangalli, Alessandro (2008). Ralph Waldo Emerson. Da www.filosofico.net/emerson.htm visitato il 17-07-08.
[6] Steinhardt, Mary; Dolbier, Christyn (2008). Evaluation of a Resilience Intervention to Enhance Coping Strategies and Protective Factors and Decrease Symptomatology. In: Journal of American College Health, v56 n4 p445-453 Jan-Feb 2008.
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