Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Tutti desideriamo la crescita e il benessere ma a volte ci troviamo di fronte a risultati insufficienti (sul lavoro, o nei rapporti di amicizia, o nel nostro percorso di vita) e a stati d’animo correlati di malessere, sfiducia o calo di autostima.

Dunque, bisogna agire. Ma ancora più interessante – prima di affrontare il come agire – è capire quando nasce il bisogno. Alcune domande provocative:

Quando avrai scoperto quali sono i tuoi veri desideri, potrai trasformarli in un piano dì azione concreto (action plan).

Concentrarsi solo sul desiderio senza mai fare un piano d’azione o provarci, è come continuare a vedere per strada una ragazza o ragazzo che adori e non parlargli mai. Non va bene, non fa bene.

Male che vada, andrà male, ma almeno non morirai con il pensiero di non averci provato!

E se aggiungiamo all’action plan una preparazione o formazione adeguata, sulle competenze che dovrai mettere in pratica, molto ma molto probabilmente l’azione andrà a buon fine.

Accetta l’idea stessa di sbagliare. E’ l’inattività verso i propri obiettivi a soffocare lo spirito. Per cui:

Su questo punto è fondamentale un suggerimento dello psicologo Lorenzo Manfredini: usare il sistema antico ma sempre efficace del diario o agenda scritta: “Chi lo scrive può mettere in scaletta dei compiti e verificare a fine giornata il loro esito. Oppure, dopo aver agito, può riflettere sulla qualità dell’azione personale (‘come mi sono sentito, cosa ho realizzato, come ho reagito, etc.’). In tutti i casi è un allenamento che incrementa la concentrazione, l’attenzione, la memoria, e soprattutto la flessibilità operativa”[1].

E soprattutto, mettere in pratica alla fine di ogni giornata, quel momento fondamentale di riflessione, di rilassamento, di concentrazione rilassata che ci aiuta ad uscire dai ritmi frenetici della mente e passare in rassegna le nostre “performance” ma soprattutto gli stati emotivi della giornata:

“dopo avere realizzato un protocollo di azione della giornata, è utile chiudere gli occhi e in rilassamento soffermarsi a riflettere. Il solo fatto di portare l’attenzione alla lista e ai compiti, allena alla disciplina di un metodo creativo. Riflettere sui passi compiuti, inoltre, arricchisce il nostro processo di apprendimento, perché ci allena a interiorizzare tempi e ritmi di esecuzione che passano dalla mente, alle mani, alle cose concrete della vita”.[2]

E così, giornata dopo giornata, rendiamo onore al fatto di essere vivi, al contributo che lasciamo… le nostre azioni sono granelli di sabbia che generazione dopo generazione formeranno immense spiagge.

E’ questo il senso ultimo di ogni motivazione.

E’ questo il senso ultimo di ogni performance.


[1] Manfredini, Lorenzo (2013), Step Consapevole, n. 48/2013

[2] Ibidem

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