Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Chi segue un principio è più forte. Lo è perché le sue decisioni sono più rapide, solidamente ancorate al principio che fa da guida, faro e luce.

I principi scortano, ispirano, motivano, indicano una strada.

Piuttosto che seguire sterili suggerimenti operativi, regolette facili e stupide, è bene decidere quali sono i principi-guida ispirativi, e usarli per dirigere le nostre scelte. E anche sentirsi liberi di cambiare principio, come ogni creatura cambia nella vita alcuni riferimenti, in modo ragionato.

Offriamo alcuni esempi di principi-guida per capire quanto essi possano essere veri contenitori di tesori.

1. I 18 principi del Dalai Lama

Questi principi sono talmente ricchi e profondi che risulta persino inutile commentarli.

Il commento migliore è la “risonanza” che queste parole andranno a generare nelle nostre vite ed esperienze.

Ascolta le suggestioni che ti lasciano dentro. Ce ne sono per tutti, ognuno con il suo trascorso, e non fermarti alla parola.

  1. Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
  2. Quando perdi, non perdere la lezione.
  3. Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
  4. Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
  5. Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
  6. Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
  7. Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.
  8. Trascorri un pò di tempo da solo ogni giorno.
  9. Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
  10. Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
  11. Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
  12. Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.
  13. Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
  14. Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.
  15. Sii gentile con la Terra.
  16. Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.
  17. Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.
  18. Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

Qual è la tua reazione verso questi principi. Se non ti danno la pelle d’oca o non ti colpiscono, è il caso di rileggerli. Come ha scritto una lettrice in anteprima, forse non siamo preparati a tanta saggezza, ma proprio per questo ci fa bene confrontarci con essa[1].

Quanto cambierebbe la tua vita se applicassi questi principi? E in che mondo vivremmo se tutti li applicassero? Forse non siamo pronti per tanta saggezza, ma sapere che questa esiste ed è scritta nero su bianco, dà grande speranza

2. I 9 principi Musashi

Musashi, il più grande Samurai del Giappone medioevale, ci offre una prospettiva di estrema sintesi.

Parole dense come l’acciaio che vanno esaminate una ad una per giungere ad un senso che diventa eterno, applicabile ovunque.

Chi voglia intraprendere la via dell’Hejò (strategia) tenga a mente i seguenti precetti.

Una serie di principi diversi, provenienti da due persone quasi opposte (un religioso come il Dalai Lama, un Samurai guerriero come Musashi), eppure un filo conduttore: la passione per la ricerca ed una percezione aumentata della vita.

La strada verso il diventare Saggi, Maestri, Illuminati – chiamalo come vuoi – o anche solo se stessi a pieno e anime libere, è difficile. Lo è per il continuo impegno e applicazione costante, per lo sforzo mentale che questo richiede, e non per un giorno, ma per decine e decine d’anni, a volte una vita intera. Per le cicatrici che si sono accumulate nel tentare e ritentare. Per le cadute. Per i fallimenti. Per quello che si è imparato grazie a queste cadute e a questi fallimenti.

La strada verso il diventare Maestri ti pone di fronte al “come” trasmettere insegnamenti – la modalità che funziona e quella che non funziona – e come seminare nei terreni più duri.

Come evidenzia ancora Osho[3]:

“Il saggio, come prima cosa ti prepara ad accettare il consiglio. Non si limita a dartelo: devi essere preparato a riceverlo. La tua preparazione potrebbe richiedere anni, occorre preparare il terreno e, solo in seguito, egli potrà seminare in te dei semi. Se spargesse quei semi sulle rocce e sulle pietre, senza preoccuparsi del fatto che andrebbero sprecati, sarebbe uno sciocco” (Osho)

A volte non disponiamo di anni per preparare l’allievo a ricevere un insegnamento, ma di ore o minuti. In ogni caso, dobbiamo essere coscienti del fatto che anche il più grande dei doni può essere rifiutato se non viene percepito come tale, ma visto come inutile, o addirittura come una minaccia.

Una sintesi egoistica?

Mi piace impegnarmi nel dar da mangiare, ma solo a chi ha fame Daniele Trevisani

La psicologia ha studiato da tempo la “reattanza psicologica”, meccanismo per cui una persona rifiuta un messaggio che sente come rischioso per la propria liberta di comportarsi come gli piace. Il problema è quando questo atto persuasivo è compiuto per migliorare e non per manipolare, come nel caso in cui una persona ami mangiare e bere in un modo che lo porterà alla bara presto.

Trovare persone con fame di miglioramento è una fortuna, saperla far venire è una capacità rara. In un caso o nell’altro, non sprechiamo mai il nostro tempo a cercare di dare cibo a persone annoiate e apatiche. Occorre risvegliarle prima dal loro torpore e dalla loro apatia.

Con la fame addosso, apprezzeranno di più il nostro cibo. Destiniamo le nostre risorse per persone più bisognose, e meritevoli.

In un mondo in cui molti vivono vite ovattate e prive di vere sfide, un Maestro è un ponte verso un mondo diverso, antico, forte.

Un Maestro non è tale se non ha sofferto, se non ha superato delle prove, se non ha affrontato difficoltà parecchio oltre la media.

Un Maestro non è tale se ha ricevuto in dono gradi e titoli, ed essi non sono frutto di un lavoro su di sé, non rappresentano capacità reali.

Un Maestro non è tale se diventa arrogante gratuitamente, se perde l’umiltà, se non ama trasmettere.

Un Maestro non è tale se non si è “sbattuto” in prima persona, per decine e decine d’anni, se non ha incontrato il limite, se non ha incontrato la sofferenza e la passione.

Un Maestro non è tale se tratta le persone con arroganza senza distinguere rispetto e carisma da inutili autocelebrazioni.

Un Maestro non è tale se ha vissuto sempre in un ambiente troppo protetto, se non si è confrontato con sfide dure, a volte impossibili, tentando di raggiungere il suo scopo con enormi sacrifici personali, sacrificio da cui ha imparato cose che nessun testo e nessun altro umano avrebbe mai potuto insegnargli

Non lo è se è circondato costantemente da agi, e non ha mai sperimentato la fame e il bisogno (fame fisica o stati di disagio, ma anche fame emotiva, morale, valoriale e spirituale).

È necessario riscoprire il valore dell’affiancamento ad un Maestro, o una guida spirituale. Che si parli di business, di arti marziali, o di vita.

È altrettanto importante riscoprire il valore aggiunto che un Maestro può offrire.

Un Maestro ti aiuta in un’analisi esistenziale ad ampio raggio, da opporre ad un lavoro ristretto, e su competenze uniche, isolate, che crea iper-specialsti di micro-mondi, completamente estraniati dal resto dell’universo.

Ricordiamo una cosa: la nostra visione del mondo è ripiena di errori, e senza un lavoro combinato tra (1) introspezione e (2) confronto, (3) coaching, formazione, affiancamento, mentoring – e altre forme di aiuto – che solo un vero Maestro può portare – sarà difficile ripulirsene.

Analisi autoreferenziali, ruminazioni mentali silenziose, e mancanza di confronto, non aiutano.

Padroneggiare una tecnica non significa essere arrivati.

Perfetto Piton, ancora una volta la tua mente acuta e penetrante si è applicata e sei giunto alla conclusione sbagliata… Dal film: “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” di Alfonso Cuaron

Sui rapporti tra allievi e Maestri, ricordiamo alcuni punti fondamentali:

Un vero Maestro cerca ciò che puoi essere e non si ferma a ciò che sei ora.

Un vero Maestro non ti risparmia una critica, ma critica solo quando serve.

Un vero Maestro non può fare il lavoro al posto tuo, ma può indicarti una strada.

Un vero Maestro mette al centro il tuo percorso e non le tue prestazioni.

Un vero Maestro lo puoi sentire vicino a te anche quando non c’è.

Un vero Maestro stimola la ricerca.

Aiuta a capire quanto è distante il concetto stesso di “allenarsi” e conquistare i propri progressi nella palestra della vita, rispetto alla ricerca di risultati facili. Non ti illude e – per te – non compra mai un risultato.

Il pensiero di Brecht, in questo senso, è illuminante.     

Ho sentito che non volete imparare niente. Deduco: siete milionari. Il vostro futuro è assicurato – esso è davanti a voi in piena luce. I vostri genitori hanno fatto sì che i vostri piedi non urtino nessuna pietra. Allora non devi imparare niente. Così come sei. Puoi rimanere. E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi, come ho sentito, sono insicuri, hai i tuoi capi che ti dicono esattamente ciò che devi fare affinché stiate bene. Essi hanno letto i libri di quelli che sanno le verità… che hanno validità in tutti i tempi. E le ricette che aiutano sempre. Dato che ci sono così tanti che pensano per te, non devi muovere un dito. Però, se non fosse così. Allora dovresti studiare. Bertolt Brecht

Lo studio e la conoscenza sono la base dell’emancipazione. Non dimenticarlo mai.

Più una persona è ignorante, più la puoi prendere in giro, e sfruttare la sua ignoranza a suo danno. Più è consapevole di sè, dei messaggi che riceve e dell’ambiente, più è in grado di addentrarsi nella “ruota della complessità” in una grande varietà di livelli di analisi.

Questo crea vita, menti libere. Difficile addomesticare una mente libera e selvaggia che non ha più paura di pensare.

Il sapere può entrare tramite la lettura di libri e concetti, allenamento, corsi, esperienze di vita, affiancamento a maestri o esperti, psicoterapia, counseling, percorsi di coaching, non importa veramente quale strumento, l’essenziale è capire la differenza tra vivere di rendita e crescere, sopravvivere o dare un contributo al genere umano, stimolare la sensibilità e la passione per la ricerca e la conoscenza.

Quando un Maestro sia riuscito a spostare l’attenzione degli allievi su questi punti, la sua missione è in larga misura compiuta.

“Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo Volo.
Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno.
Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita.
Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita,
rimarrà per sempre l’impronta dell’ insegnamento ricevuto.”

Madre Teresa di Calcutta


[1] Ringrazio – mai abbastanza – Barbara Dolcini per la quantità e qualità dei commenti al manoscritto, tutti utili, tutti propositivi.

[2] Musashi, Myamoto (1644), Il libro dei cinque anelli (Gorin No Sho), edizione italiana Mediterranee, Roma, 1985, ristampa 2005, p. 61.

[3] Osho, Rajneesh, (1999), Courage: the joy of living. Trad it Il coraggio, Riza, Milano, p. 61

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