Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Ti chiedo di fare un breve esercizio. Prova ad immaginare te stesso, a formare un’immagine di come vorresti veramente essere, e di come vorresti veramente sentirti. Ti vedrai vestito in un certo modo, con i capelli in un certo modo, in un certo ambiente, con o senza persone vicine, arriverai a sentire lo stato d’animo che provi in quel modo di essere.

Poi ti chiedo di immaginare te stesso ora, e di avvicinare la figura di te alla figura di quel guerriero idale, di quella persona che vorresti essere, fino a fondersi.

Il bello (e il brutto allo stesso tempo) è che tu agisci con l’immagine di come sei ora, non di come potrai essere.

Quando ti immagini per come sei, penserai a te come ad una persona forte o debole, capace o incapace, pacata o aggressiva, e tanti altri aspetti.

Questa “auto-immagine” condiziona quasi tutto. Da quello che scegliamo di fare a quello che evitiamo. Da quello che mettiamo tra i nostri sogni a quello che arriviamo persino a non considerare degno di noi.

Bene. Lavorare su questa immagine significa cambiare il proprio presente e il proprio futuro, e in breve, il proprio destino

Pensiamo all’immagine di noi stessi ora (stato presente) e notiamo dettagli come grandezza dell’immagine, luce (scura o luminosa), colori (nitidezza) possibili suoni, consistenza dell’immagine. Sviluppiamo le abilità percettive e avremo la capacità di intervenire con strumenti pertinenti sulla nostra esperienza soggettiva. (Lorenzo Manfredini, NewsStepp n. 30/2013, Agosto)

Il desiderio di crescere, evolvere, migliorare, esplorare, è insito nella genetica umana e nella storia della sua evoluzione. Nonostante le enormi ingiustizie, disuguaglianze sociali e planetarie, osserviamo la tendenza costante di ogni creatura a cercare una propria progressione, o una propria autorealizzazione.

Questo significa assumere un’immagine di sè diversa. Da impotente a potente, da incapace a capace, da debole a forte, da ansioso a sicuro, da materialista a spirituale.

E questo vale anche per la leadership, da incapace nel fissare regole chiare e farle rispettare. Vedersi forte e competente nel dare deleghe e farle rispettare, selezionare le persone giuste e tenere alta motivazione e impegno. E sanzionare quando serve, senza dilazionare, così come premiare senza  limiti quando è il caso.

L’essere umano ha una funzione di ricerca innata.

Al di là dei limiti genetici, la concentrazione dei coach deve essere sui fattori lavorabili o stimolabili, e soprattutto, nel creare un clima psicologico adeguato alla crescita.

Questa e altre variabili sono indispensabili per dare via ad un percorso di amplificazione del potenziale individuale.

Gli unici fattori veramente invalicabili (ancora per poco) sono quelli genetici, ma anche la barriera genetica verrà superata dalla scienza.

Dobbiamo avere fiducia nel potenziale umano, e, come osserva Carl Rogers sul lato della psicologia umanistica, capire che ogni essere umano possiede dentro di sè una energia che tende alla realizzazione di sè. Dato un clima psicologico adeguato – questa energia può sprigionarsi e produrre benessere sia personale che per l’intero sistema di appartenenza (se stessi, gruppo, famiglia, azienda, squadra).

Lavorare sul proprio potenziale si può.

Compito fondamentale di un coaching sano è lavorare sull’immagine di sè di una persona, eliminando percezioni distorte e aiutandolo a scoprire le infinite possibilità che un essere umano può liberare nella vita, se solo apprende ad usare nuovi strumenti, nuove conoscenze, nuove mentalità.

Alcune variabili che intervengono sulla crescita personale

Oltre al clima psicologico favorevole alla crescita, è importante  la possibilità di non essere soli nel percorso e avere compagni di viaggio.

Una condizione ulteriore, indispensabile, è sapere dove muoversi, verso dove andare, e quindi poter accedere ad un modello o teoria che guidi la crescita.

Un modello può essere utile o per inquadrare la destinazione (modelli di obiettivi) o per inquadrare le variabili su cui agire.

Come sostenne Seneca, “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.”

Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare. (da Lettere a Lucilio, lettera 71; 1975, pp. 458-459)

Un modello può aiutare ad inquadrare la meta con maggiore chiarezza, e individuare le strade per raggiungerla.

Tutto il resto, è impegno personale.

Impegno per dirigere la propria evoluzione, impegno giornaliero per concretizzare ideali e sogni, impegno per pensare diversamente, agire diversamente, amplificare la propria mente e le proprie attività.

Una persona, un’azienda, un atleta, una squadra, sono organismi in evoluzione che spesso anziché evolvere in-volvono, o implodono, si consumano. Non trovano la rotta, si disperdono.

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