Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Seguire le proprie emozioni è importante. Nelle relazioni interpersonali, inutile costringersi a fare gli innamorati se non si sente amore veramente.

Se sul piano personale siamo liberi di ascoltare o meno le emozioni, nelle decisioni professionali – ad esempio se devi mantenere dei figli, o hai persone la cui vita che dipende da te- sei costretto ad amplificare le tue capacità.

Le principali competenze emozionali su cui io preferisco focalizzarmi sono:

  1. riconoscere le emozioni che si provano personalmente (self-emotional detection), autoempatia emotiva; partire da se stessi anziché da migliaia di kilometri di distanza, è sempre una buona scelta;
  2. riconoscere le emozioni che prova l’altro (other’s-emotions detection), empatia emotiva; sensibilizzarsi, sentirle, sub-odorarle, verificarle;
  3. fare scudo alle emozioni negative, agli inondamenti emotivi negativi (emotional shielding) – proprie ed altrui; questo non significa non ascoltarle, significa non farsi dominare dalla negatività, concedere alle emozioni di potersi esprimere senza farsene invadere in modo permanente;
  4. riconoscere i sequestri emotivi: capire quando un’emozione assorbe completamente il vissuto e se questo sia bene o male, e nel caso di emozioni distruttive, aiutare il soggetto a liberarsene e allentarle;
  5. riconoscere gli acquari emotivi: i climi emotivi che si creano nelle situazioni interpersonali e di gruppo;
  6. metabolizzazione emotiva: aiutare se stessi e gli altri a metabolizzare le emozioni, digerirle, capirle, ascoltarle, darvi accoglienza, e andare a step successivi;
  7. distinguere emozioni acute (di picco) e emozioni croniche (sfondi emotivi);
  8. distinguere gli stati emotivi complessi, riconoscere le emozioni miste (mixed emotions), saper riconoscere i vari strati e tipi di emozioni compresenti in un determinato momento, saper capire da dove vengono le emozioni negative, aiutare le persone a gestirle, ad alimentarsi delle emozioni positive (mixed-emotion analysis);
  9. saper esprimere le emozioni (emotional expression);
  10. saper usare le emozioni come motore della motivazione: la gestione delle emozioni non significa assolutamente comprimerle, negarle, ma significa saperle usare a proprio vantaggio, saper direzionare le energie interiori che agiscono sulle emozioni e canalizzarle in azioni positive e in pensiero positivo; gestire e dirigere le emozioni (emotional management), saperle canalizzare in positivo.

Dovremo quindi chiederci e aiutare le persone a chiedersi:

Per un obiettivo:

Per ogni azione e nelle diverse fasi necessarie collegate al raggiungimento dell’obiettivo:

Ogni progetto è composto di azioni ed obiettivi. E per ogni progetto si possono attivare stati emozionali diversi, nei diversi passaggi.

Queste analisi accompagnano ogni performance umana, e persino ogni comportamento.

Principio 2 – Competenze emotive di dettaglio e supercompetenze emotive

Il raggiungimento di questi molteplici livelli di abilità produce una supercompetenza emotiva.

Vediamo una serie indicativa che estende l’analisi su altre applicazioni: possiamo notare vari esempi di diversi mezzi per ottenere lo stesso fine.

La performance ottimale viene ottenuta quando sia il mezzo che il fine sono vissuti con passione e con piacere, con sentimento interiore di volontà, e non vengono subiti come pressioni esterne indesiderate, o come mali necessari.

Al contrario, avremo una condizione negativa, calo di motivazione e di impegno. Lo stato mentale del performer risente di entrambe le valutazioni.

Esempi di analisi emotiva del rapporto mezzi-fini

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