Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Puoi scappare dove vuoi ma non scapperai mai da te stesso. Chi tu sei, cosa sei… questo sarà sempre li con te. Per cui cerca di avere in te stesso un amico, e una persona forte. Ti serviranno. Daniele Trevisani

Una società ripiena di amebe fisiche e mentali non fa bene a nessuno.

La debolezza imputridisce, produce solo persone che si girano dall’altra parte quando qualcuno aggredisce una donna o dei bambini in strada.

Produce vigliacchi.

Molto meglio sarebbe una società ripiena di persone forti che lottano per qualcosa, come individui, e se serve, assieme, uniti.

Una società di persone senza più scopi né onore, non serve a nessuno. In questo senso, il lavoro diventa training (addestrarsi per qualcosa) e il confine tra lavoro e preparazione sfuma, perché ogni ora di lavoro e di preparazione conta e vale. Non è tempo gettato.

Allenare la mente e non solo il corpo è fondamentale. Il concetto del “battersi” relegato ai “violenti” come se non vi fossero motivi per aggredire problemi attorno a noi. L’epica, la psicologia dell’eroismo… valori che sembrano abbandonati e relegati a pochi pazzi visionari. No, sono ancora assolutamente attuali e anzi di più.

Cura le tue parole che diventeranno le tue azioni.
Cura le tue azioni che diventeranno le tue abitudini.
Cura le tue abitudini che diventeranno il tuo carattere.
Cura il tuo carattere che diventerà il tuo destino.
Quello che pensiamo diventiamo.
Lao Tzu

Fare Grounding (da Ground: suolo) significa cercare un senso di radicamento forte, un ancoraggio, sentire una “robustezza” di sé nelle proprie radici. Senza Grounding, siamo, letteralmente, senza base, e più deboli.

Un albero forte ha Grounding – ha radici solide che lo terranno ancorato e stabile – anche se dovesse passare un uragano. Un albero con poco Grounding, per bella che sia la sua chioma, è in balia del primo vento che lo sradicherà.

Lo stesso vale per gli uomini.

Essere Grounded significa sentirsi solidi e radicati nel proprio terreno d’azione e padroni del proprio territorio psicologico.

Il Grounding permette di ancorarsi ad un senso di robustezza della causa e degli ideali verso i quali si lavora (Grounding superiore o spirituale) e ad un senso di radicamento in se stessi, nel proprio corpo (Grounding inferiore o corporeo). Un Grounding molto particolare è la fiducia nella propria coscienza, il sapere che si sta seguendo la “via” giusta, al di là dei risultati materiali immediati.

Fare Grounding dei risultati richiede ancoraggi, un forte lavoro di sviluppo e formazione, rimuovendo ogni atteggiamento banalizzante (es., “tanto non conta niente”, “tanto il destino è segnato”, e altre frasi del genere), stare alla larga dal pensiero di ricorrere alla fortuna o casualità, di cercare “furbizie” o astuzie improvvisate. Questo vale in ogni campo.

Chi vi propone soldi facili non ha Grounding. Chi vi propone vittorie facili senza preparazione non ha Grounding.

Un combattente può anche vincere con un colpo fortunato, ma senza Grounding (uno stile di vita serio e da vero atleta) non avrà carriera lunga.

In azienda, un manager può anche “azzeccare” una scelta (“avere culo”, senza mezzi termini),. Ma, ancora peggio, può avere le spalle politicamente coperte ed essere intoccabile, e quindi fare carriera senza dignità. Bene, sia chiaro che questi vigliacchi non hanno merito, i loro risultati non hanno Grounding, non sono frutto di strategia e capacità reali, non li possiamo ricondurre al lavoro e al merito della persona stessa. La contribuzione personale vera è ben altra cosa.

Serve quindi un lavoro “centrato sulla persona” e sulla sua crescita, un approccio che gli psicologi umanistici chiamano Rogersiano[1] (da Carl Rogers, psicologo umanistico sviluppatore della Client-Centered Therapy).

Per guardare avanti è indispensabile tornare all’antico, alle “accademie” in cui si forgiavano le professioni, alle “botteghe” in cui si apprendeva l’arte, alle “palestre” di professionalità, al sudore che diventa sacro quando speso per cause nobili.

Ogni ostacolo può essere visto come una barriera davanti a noi. Ma pensiamo a quanti ostacoli abbiamo superato. E quindi giriamoci verso la luce e attraversiamo il buio, guardiamolo in faccia con una nuova consapevolezza: possiamo trovare le risorse dentro di noi per affrontare il buio e gli ostacoli, per ridurne la complessità percepita, passarli da sopra, da sotto, di lato, o persino da dentro.

Esercizio: Visualizzati mentre attraversi un ostacolo, o ci passi sopra, o a lato, e poi come se fossi a cento metri d’altezza. E vedi che la strada davanti a te è davvero piena di ostacoli, ma visti dall’alto si possono superare, quando trovi la disposizione d’animo giusta. Oppure si possono contemplare, entrarci, usarli per riflettere su chi siamo e quali sono i nostri limiti.

Spesso, più di quanto sembri, gli ostacoli sono persino utili o indispensabili per cambiare, ci costringono a cambiare. Quindi, a volte, occorre ringraziare gli ostacoli per quello che ci costringeranno ad apprendere se vogliamo superarli e allenarci, potenziarci, dotarci metaforicamente di ali, sotto forma di energie, competenze, abilità, strategie, valori. Quando ri-guardi agli ostacoli superati, scopri un potere. E rispetto agli ostacoli che arriveranno, magari, prima ti dicevi di no. Adesso ti chiederai solo “come”.

Nessun ostacolo è per sempre, e soprattutto, nessun ostacolo è veramente grande quando sai volare.


[1]. Vedi bibliografia per le opere dell’autore alla voce Rogers. Carl.

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