Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

I quattro mai del Manuale di Sopravvivenza Militare[1]:

1. Mai rinunciare alla lotta.

2. Mai disperare.

3. Mai pensare di aver fatto tutto il possibile.

4. Mai arrendersi, tentare ancora.

Viene da chiedersi quante volte, quante… il ricorso a questi principi sia qualcosa che può salvarci la vita.

Dipende tutto da una scelta: vogliamo vivere! E il tempo per vivere si assottiglia sempre di più. Occorre tornare alla volontà di vivere davvero.

Nelle società evolute, calcoliamo quanto tempo rimane per vivere. Quanto?

Dopo aver lavorato per procurare ciò che serve a noi, o alla famiglia, dopo aver pagato le tasse? Quanto? Dopo aver messo qualcosa da parte per pagare il dentista, o per cambiare la macchina, quanto ancora? Sempre meno…

Calcoliamo quanto tempo “buono” ci rimane dopo una giornata di lavoro. O siamo invece esausti o troppo stanchi per fare davvero qualcosa di significativo?

Calcoliamo quante volte durante l’anno abbiamo la sensazione “ohhh sto davvero bene… e ho del tempo libero… come lo utilizzo?”

Calcoliamo quante volte sentiamo di avere tutto il tempo che ci serve o ci sentiamo in ritardo e presi da urgenza.

Calcoliamo… quanto tempo passiamo in stato di tensione e quanto in stato di vero rilassamento?

Dopo un rapido calcolo, emerge nella maggior parte delle persone che in realtà non si vive. Si sopravvive. Si sopravvive inghiottiti dal ciclo “produci-consuma-muori”.

E andati noi, sotto a qualcun altro. La macchina deve continuare.

O ti adegui a questo, o fai tuoi questi principi che ripeto:

1. Mai rinunciare alla lotta – 2. Mai disperare. – 3. Mai pensare di aver fatto tutto il possibile. – 4. Mai arrendersi, tentare ancora.

Nelle società che definire “in via di sviluppo” è sbagliato (se lo “sviluppo” equivale a decerebrarsi, non è sviluppo), e in generale nel cosiddetto terzo mondo o nei paesi poveri, la piaga della fame fisica è una realtà. Nel pianeta terra, oggi, si muore di fame non per modo di dire, ma di fatto.

La piaga della morte per mancanza di cibo, di acqua, o per malattie curabilissime, incurabili per mancanza di strutture sanitarie. La durezza di giornate passate a lavorare per arrivare a sera distrutti rende anche queste vite puri tentativi di sopravvivenza.

Il nostro sogno comune è l’emancipazione.

L’emancipazione della razza umana da queste condizioni, da queste culture in cui abbiamo alcune persone sul pianeta in ansia perché il proprio vicino di attracco nel molo ha preso un yacht più grande, e altri che devono scegliere a quale figlio dare da mangiare o quale lasciare morire, o vederli soffrire senza poter fare niente.

L’emancipazione è il momento nel quale ci si sente parte di un tutto e come un tutto si procede verso uno stato superiore di benessere, prima di tutto mentale, di pulizia da schemi mentali distorti che ci fanno sentire male per le stupidaggini e non ci pongono davanti agli occhi i problemi veri.

I suggerimenti che troviamo nei manuali di sopravvivenza, i “4 mai” che una persona deve applicare quando si trova nella condizione di sopravvivere, sono assolutamente validi anche nella vita quotidiana di chi cerca l’emancipazione.


[1] Fonte: materiali nella dottrina delle Forze Speciali (sintesi).

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

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