© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.
Abbiamo citato il concetto di budget energetico e vale la pena spendere qualche altra parola su di esso.
È importante evidenziare che ogni performance richiede energie e che queste sono localizzate entro diversi tipi di budget, capitoli di spesa, o contenitori.
Le energie dello studio sono prevalentemente localizzate nel bacino delle energie intellettuali. Energie limitate, disponibili solo per tempo limitato, così come le energie fisiche, o quelle sessuali. Dopo un loro utilizzo, come un serbatoio, esse tendono a calare sino a trovarsi svuotate.
È essenziale quindi apprendere a governare i budget energetici, affinché non si raggiunga un livello di deprivazione eccessivo o distruttivo, e creare sane alternanze nell’attingere a budget diversi e alternativi tra loro (budget switching e alternanze strategiche di budget).
Ad esempio, un eccesso di studio, senza compensazione e alternanza con attività fisica, genera una forma di nausea verso l’attività intellettuale, tale da creare congestione, ingolfamento, stanchezza mentale acuta ed eccessiva.
Chi vuole dare eccellenti performance scolastiche o di ricerca deve quindi apprendere come alternarsi ed inserire strategicamente attività fisiche durante la giornata.
Lo stesso vale per l’inverso, un eccesso di sforzo fisico, attingere al budget biologico e corporeo oltre una soglia di stanchezza estrema, senza compensare con fasi di recupero e ricostruzione, o intellettuali in cui il corpo biologico si ricarichi, distrugge.
Le uniche eccezioni sono date alle tecniche di overreaching scientifico, in cui una persona, in un progetto allenante studiato appositamente e ingegnerizzato, vada ad esaurire completamente le sue risorse in un certo budget, per poi supercompensarle in fasi di crescita e riposo, ingegneristicamente studiate.
Si tratta tuttavia di tecniche avanzate da usare con parsimonia e il cui uso nel coaching richiede alto livello di esperienza. Sono attività destinate a professionisti che si sono ampiamente già rodati in compiti meno gravosi.
La gestione di performance richiede abilità nel gestire energie.
Se questo è vero per azioni minimali, immaginiamo quanto sia importante per obiettivi molto più sfidanti, in cui è necessario saper dare tutto di se stessi ma senza distruggersi.
Le mosse di sacrificio (sacrificare se stessi per uno scopo, annullandosi) hanno un senso solo se la creatura che le compie sopravvive e ne può compiere altre, altrimenti si tratta di errori. Un vigile del fuoco che muoia in un singolo salvataggio non salverà mai più altre vite, dobbiamo ricordarlo.
La sfida non è elevata solo negli obiettivi complessi, ma anche per le azioni ripetute.
I compiti sono spesso ripetitivi e quotidiani.
Un compito ripetitivo, se vissuto con sfondo emotivo sbagliato, diventa corrosione dell’anima, di se stessi, e della volontà. Se produce piacere, è un flusso esperienziale gradevole che ci nutre.
Ne sono esempi l’allenamento fisico, che richiede sessioni giornaliere, il lavoro quotidiano (in qualsiasi professione), e le azioni di ogni giorno che un genitore, marito, o moglie, producono a favore della propria famiglia, dal lavare i piatti, al fare la spesa, lavorare, sino alle azioni minimali.
Larga parte delle azioni di coaching per il potenziale e le performance consiste nel (1) trovare le modalità migliori per conseguire l’obiettivo, quando costretti a farlo, ma anche (2) cambiare obiettivi, rimuovere quelli che non ci attivano davvero, fare piazza pulita da azioni che in realtà non hanno valenza affettiva per noi, per trovare ciò che ci motiva davvero.
Diventa importante anche (3) saper gustare/apprezzare il flusso esperienziale come valore in sé – spostare l’attenzione dall’obiettivo puro al “percorso” come valore addizionale e (4) apprendere tecniche più raffinate e valide nella gestione delle energie, compresa l’alternanza tra diversi budget energetici e la capacità di ricaricarli.
L’insieme delle percezioni inerenti sia l’azione che l’obiettivo diventa materiale di lavoro nel coaching, affinché l’individuo sia in grado di vivere con maggiore piacere, energia, armonia, efficacia, in entrambi i piani.
Principio 8 – Gestione e alternanza dei budget energetici
Le performance possono essere aumentate tramite azioni di:
- gestione dei budget energetici: osservare e monitorare attentamente i gradi di energia presenti in una certa porzione del vissuto che viene chiamata in gioco, es.: energie attentive, energie relazionali, energie della vigilanza, energie sessuali, energie fisiche, energie creative, energie applicative, energie muscolari, energie intellettuali;
- budget switching: capacità di attingere ad energie localizzate in zone diverse, fermare un’attività quando continuare ad attingere a quel budget diventi distruttivo, alternare il tipo di lavoro allenante e le esperienze di vita su diversi budget.
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- Coaching World Federation
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