Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Rimane da sfatare un mito: il concetto che le performance siano un fine ultimo, un risultato in sé. Nei fatti, le performance sono un ponte verso traguardi molto più alti. Senza traguardi nobili le performance sono inutili.

Esiste una sacralità delle performance: lavorare per una causa nobile, sentirsi parte di un disegno importante, superiore. Possiamo anche parlare di una sacralità del viaggio della persona verso una situazione migliore: ogni elevazione del proprio stato, anche marginale, è un inno alla vita.

Fate tutto il bene che potete, con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, a tutta la gente che potete, per tutto il tempo che potete. John Wesley

Il tema delle performance costringe a toccare un aspetto fondamentale, lo spirito vitale dell’uomo, la sua capacità o potere di raggiungere obiettivi o di risolvere problemi.

Anche qui voglio rendere un omaggio a Rogers proseguendo nella sua citazione, in cui egli coglie appieno il problema:

“…se il soggetto riesce ad integrarsi al punto di potersi occupare di un problema con indipendenza, responsabilità e organizzazione maggiori, e con confusione minore, allora affronterà nello stesso modo anche altri problemi[1].”

Le parole di Rogers riescono a contenere, in una frase, interi trattati.

Nella loro sintesi racchiudono formule complesse, nemmeno troppo nascoste. Frasi che probabilmente sono destinate ad essere comprese tra secoli, e almeno a due livelli: il livello normale, e quello iniziatico di chi legge il testo con una ricerca di senso profondo.

In questa frase notiamo numerosi spunti. Vediamoli:

Andare a caccia di dissonanze. Quali sono alcuni fenomeni di dissonanza che notiamo in noi (es.: tra ragione e istinti, valori dichiarati, pensieri inespressi, e comportamenti reali)? Di cosa possono essere sintomo? Quali azioni possiamo mettere in campo per ridurre la dissonanza e aumentare la coerenza tra nostri valori e nostre azioni?

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Trattare le dissonanze ha anche implicazioni terapeutiche e psicoterapeutiche. In cosa la persona è “confusa”, perché lo è, quali forze contrastanti lo confondono? Come ricostruire una sana sensazione di “direzionalità”, più efficace, più felice? Come mettere mano all’organizzazione delle priorità personali? Come dare ascolto agli istinti e non sopprimerli?


[1] Op. cit, p. 14

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