Professionista dello sviluppo del potenziale umano

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Queste e altre osservazioni possono dare luce ad una nuova forma di scienza di confine, che non sia esattamente né una scienza dello sport, né una scienza psicologica, né un primato delle patologie (es.: psicoterapia o medicina), né una scienza dell’educazione e della formazione, ma una scienza della condizione ottimale dell’essere umano e dei team. In pratica, una scienza che cerchi il denominatore comune del funzionamento positivo umano.

Qualcosa di simile (uscire dal confine ristretto dello studio sulle “patologie”, e da una visione di “malattia”) sta cercando di fare anche la “psicologia positiva”[1], nuova area di studio della psicologia che studia fenomeni come la felicità, il benessere, la fiducia, la tenacia.

Anche nella psicologia positiva esiste un limite, si tratta di un campo di ricerca il cui interesse primario è verso il funzionamento psicologico, e non per l’intera sfera delle condizioni umane, che è invece il centro del metodo HPM (acronimo di Human Potential Modeling, il “dare forma” al potenziale umano).

Una scienza delle energie umane e delle performance non è ancora stata realizzata e sviluppata in modo compiuto: ogni disciplina, nel proprio recinto, ne sfiora una parte, ma risulta per tutti difficile cogliere l’unità del senso.

La fatica, le frustrazioni, le cadute, fanno quindi parte del percorso, anche del mio. È parte del gioco.


[1] Vedi tra i lavori:

Seligman, M. E.; Csikszentmihalyi, M. (2000), Positive psychology [Special issue]. American Psychologist, 55(1).

Seligman M.E; Steen T. A.; Park, N. (2005), Positive Psychology Progress. American Psychologist Vol. 60, No. 5, 410-421.

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