© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.
In un branco di lupi, un lupo decide. Osserva, individua l’esemplare da attaccare, poi parte. I lupi sanno il fatto loro, e quasi sempre ci prendono.
Se quell’attacco non va a buon fine, ne preparano un altro. Non stanno tutto il giorno sulla neve o sulla collina a meditare, per poi morire di fame la notte.
Oggi noi ci troviamo ad agire senza avere osservato (cosa che un lupo non farebbe mai). Iniziamo una corsa senza aver recuperato dalla precedente (altra cosa che un lupo non farebbe mai). A volte ci lanciamo all’attacco di un topolino e disperdiamo energie enormi su obiettivi e problemi che sovra-valutiamo, mentre di fianco pascola un gregge.
E, ancora una volta, il lupo non lo farebbe mai.
I lupi partono all’attacco di animali che con un calcio possono fratturargli la mascella (es., un cervo, un bisonte) ma sanno che l’alternativa è la morte del branco. E partono.
Il problema della forza interiore non è una fissazione ideologica o una moda, ma una evidenza scientifica che emerge dagli studi sulle performance, i quali evidenziano che anche un enorme repertorio di abilità può rimanere del tutto inutilizzato, o persino applicato per fini dannosi, se mancano le forze psicologiche e fisiche per applicarsi, dare un senso alle cose e alla vita.
Il senso del lupo è far sopravvivere il branco, i propri cuccioli, e se stesso.
Le energie interiori ci parlano anche di una dimensione molto umana, l’età mentale, e lo spirito di volontà che soffia nel sentimento di essere giovani, a qualsiasi età esso si manifesti. In natura, i lupi anziani fanno posto ai giovani. Nelle nostre società occidentali, i lupi anziani (politici, imprenditori, burocrati) ostruiscono il posto ai giovani, il che è un comportamento suicida.
I giovani lupi rischiano e sfidano i lupi anziani, diventando se vincono i lupi Alfa, i nuovi leader. Se perdono, devono andare in esilio.
Questo sentimento – agire o stare fermi – è altalenante persino nella stessa giornata, alternando momenti di carica e voglia di fare, a momenti di stanchezza o esaurimento. Una vita può anzi definirsi piena o vuota, vera o sprecata, proprio in relazione alle energie che circolano in se stessi.
Morire? Non ho paura di morire… tutte le persone muoiono, ma non tutti vivono veramente… Dal film: “Braveheart”
L’età mentale è diversa dall’età fisica.
Una persona mentalmente giovane coltiva sogni e aspirazioni, una persona mentalmente vecchia (al di la del suo corpo) ha smesso di sognare e volare con la fantasia, il suo fuoco si sta estinguendo. Come un lupo giovane che si senta vecchio.
Il successo dell’attacco dipende dal coordinamento, dalla staffetta che il branco da all’individuo che attacca per primo, e questo permette di ottenere risultati enormi su prede molto più grosse del lupo stesso. Pochi sono i lupi solitari che riescono a sopravvivere da soli. Spesso sono eroi.
L’eroismo del branco, o dell’individuo, è merce rara nella razza umana, e quando emerge, fa la differenza. E questo non solo nell’individuo, ma addirittura in intere aziende o – più su – in intere nazioni.
Una società vecchia vive del passato e nella burocrazia, è ammantata da emozioni negative (paura, sarcasmo, cinismo), difende i propri piccoli spazi di potere ma non guarda oltre. Compie performance difensive, e non proattive.
Una società giovane si pone senza paura dei traguardi e ha la forza di emozionarsi per essi. Osserva il mondo in modo attivo, desidera darvi un contributo, non sta seduta a guardarne lo sfacelo e non si intimidisce di fronte alle sfide. Non ha pura di ciò che non conosce ma lo vuole studiare, esaminare, a volte sperimentare. Lo stesso accade nelle aziende e nei team sportivi sani.
Diventa quindi molto interessante per ogni ricercatore vero e per chiunque di noi avere un modello che ci aiuti a rimetterci in moto (per fini personali), o aiutare un team ad ottenere le performance che desidera (per un coach), o ancora lavorare sul funzionamento ottimale delle persone, per scopo terapeutico e di qualità della vita, al di la delle performance che possono ottenere.
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