© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.
Il lavoro su di sé parte con il porsi domande cui non esiste risposta facile. Ad esempio:
- Sto vivendo una vita di cui mi sento orgoglioso?
- Sto lasciando qualcosa alle prossime generazioni?
- Per cosa vivo?
- Quali sono i miei livelli di energie?
- Quali sono le paure di cui mi piacerebbe liberarmi?
- Cosa mi carica e cosa mi scarica?
- A cosa presto eccessiva attenzione e a cosa troppa poca?
Le domande potenti sono uno strumento potente.
Le domande non riguardano solo i massimi sistemi, ma anche questioni quotidiane.
Il mio fare quotidiano è distratto da qualcosa di cui posso fare a meno?
Nella mia giornata mi nutro di pensieri positivi?
La mia “dieta comunicazionale” è composta da porcherie o stimoli nutrienti? In che misura uno e in che misura l’altro?
Chi si pone queste domande viene spesso tacciato quale “filosofo”. Benissimo, ottima etichetta. Più che un offesa, un omaggio. Qualcosa di cui essere fieri.
Solo le persone che si pongono domande e si fermano a riflettere possono trovare risposte.
Certe volte mi domando perché sia stato proprio io a elaborare la teoria della relatività. La ragione, a parer mio, è che normalmente un adulto non si ferma mai a riflettere sui problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose a cui si pensa da bambini. Io invece cominciai a riflettere sullo spazio e sul tempo solo dopo essere diventato adulto. Con la sola differenza che studiai il problema più a fondo di quanto possa fare un bambino. Albert Einstein
Einstein ha osato porsi domande che altri non si pongono, e ha saputo osservare l’intangibile con occhi più limpidi di altri scienziati. Allo stesso modo, la sfera di intervento del coaching e del counseling osano riflettere su altre “banalità”, quali il senso della vita e dell’esistenza, il concetto stesso di “prestazione” e di potenziale umano, sia individuale che nell’organizzazione.
E, come sottolinea Einstein, quando si applicano domande potenti a temi anche apparentemente banali (tempo e spazio, vita e esistenza), possono nascere grandi riflessioni. È questo lo spirito del coaching profondo e della crescita personale.
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